Qual è la normativa italiana sui tritarifiuti alimentari?

rifiuti

Conveniente? Assolutamente. Legale? Finora sì.

È lecito chiederselo, se pensiamo che fino al 1997 nello Stato di New York, e in altri Paesi, l’uso di un tritarifiuti domestico era severamente proibito. I motivi sono da ricercare nei dubbi circa gli eventuali danni causabili al sistema fognario, e nelle conseguenze riguardanti l’impatto ambientale

Nonostante le normative siano state decisamente più accomodanti nel corso degli anni, il dibattito è ancora aperto, tanto che in alcune zone continua ad essere proibito, soprattutto a causa dell’inadeguatezza del sistema fognario. Ma come si è espressa la normativa italiana sull’utilizzo del tritarifiuti?

Cosa dice la legge in merito ai tritarifiuti?

La legge italiana ha stabilito importanti linee guida sull’utilizzo dei dissipatori alimentari. Il primo sforzo di regolamentazione si ha nel 2006, con la legge n.152 del 3 aprile, che sarà più volte modificata nel corso degli anni. L’articolo 107, comma 3, consente l’utilizzo del tritarifiuti, ma a determinate condizioni.

Così riporta l’articolo in questione:

Non è ammesso lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura, ad eccezione di quelli organici provenienti dagli scarti dell’alimentazione trattati con apparecchi dissipatori di rifiuti alimentari che ne riducano la massa in particelle sottili, previo accertamento dell’esistenza di un sistema di depurazione da parte dell’ente gestore del servizio idrico integrato, che assicura adeguata informazione al pubblico anche in merito alla planimetria delle zone servite da tali sistemi“.

L’installazione di un tritarifiuti può dunque essere possibile soltanto se la propria zona è fornita di un adeguato sistema di depurazione. Dunque, prima di acquistarlo, sarà necessario contattare il gestore del servizio idrico locale per sapere se è presente un depuratore attivo in zona. Ma l’adeguamento del sistema fognario non è l’unico fattore da soddisfare.

Affinché anche l’installazione sia correttamente regolamentata, è necessario che il rivenditore del prodotto comunichi la presenza del tritarifiuti alla società idrica che gestisce il contratto del cliente. Per quest’ultima, meglio affidarsi ad un idraulico con esperienza in materia: sebbene non sia estremamente difficile possono insorgere complicazioni e problemi.

Pareri discordanti sul tritarifiuti

Persistono comunque pareri contrari al funzionamento del tritarifiuti, come ad esempio quello di Legambiente che considera inquinante espellere gli avanzi organici attraverso le fogne, nonostante siano ridotti in poltiglia.

Nonostante il parere favorevole della normativa nazionale, vi sono sporadici casi in cui l’uso del dissipatore alimentare è vietato, soprattutto in presenza di impianti fognari inadeguati. Ad esempio, nel Bresciano l’installazione di apparecchi tritarifiuti domestici è vietata poiché la rete fognaria delle acque chiare non è predisposta per trasportare e depurare rifiuti organici. Stesso discorso a Torino o in Trentino, dove i tritarifiuti sono vietati perché possono causare molti problemi all’impianto fognario della città.

Il consiglio è sempre quello di muoversi valutando bene la situazione idrica locale, al fine di non inquinare e causare problemi alle fognature. Se vuoi approfondire il funzionamento e i vantaggi del tritarifiuti, ti indirizziamo al seguente link: https://tritarifiutidomestico.com/

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