Terreno, ultraterreno

  La Sassa – Val di Cecina – Pisa, 8 Ottobre 2015

Alle prime luci del sei ottobre il paesino di La Sassa si staglia brillante sulle grigie nubi che si muovono a sud. Dopo il temporale che nella notte ha imperversato sulla Val di Cecina, l’aria del mattino è tersa e profuma di pioggia.

Siamo ben contenti di non iniziare la giornata sotto l’acqua: Ilenia ed Enrico ci aspettano sui loro campi ed è Gianfranco, che avete visto nel video, ad accompagnarci da loro. Con il furgone del Viaggio che lotta per stare dietro al Montino, iniziamo a conoscere questa valle toscana aperta tra mare e montagne, e con essa a scoprire le storie dei suoi abitanti.

Gianfranco, radici pugliesi e diversi anni vissuti nel nord Italia, e Giulia, milanese, si sono trasferiti da qualche tempo a La Sassa, quasi mille anni di storia e poche decine di abitanti. La realtà che hanno saputo costruirsi qui è azzeccata alle loro esigenze di lavoro e di vita, ed è oggi integrata con quella della comunità locale. Per entrambi l’accettazione nel paesino è maturata grazie alla capacità di conquistare la fiducia dei suoi abitanti. Pare una banalità ma nella realtà del quotidiano significa essere disponibili alla collaborazione e alla condivisione, avere capacità di ascolto e saper entrare in sintonia con il contesto.

Gianfranco lavora facendo quello che non faceva più nessuno: cura il territorio con interventi mirati da tuttofare…e la sua simpatia è proverbialmente contagiosa. Giulia, che è educatrice, opera in maniera attenta e propositiva con le persone che segue, supportando la creazione di autonomia e lavorando per la loro piena integrazione. L’esperienza di lui suggerisce che siano diversi i mestieri manuali e artigianali per sostenersi economicamente fuori dalle città; quella di lei, che si possono realizzare interventi educativi e sociali efficaci anche in territori non urbani in cui ci sono meno servizi.

La serata in loro compagnia, a conclusione di una giornata per orti e allevamenti biologici, trascorre tra una scorpacciata di ovetti al cioccolato e i racconti che dal passato emergono alla memoria. Si rievocano le città, Milano e Bologna, i lavori in fabbrica, le esperienze teatrali, gli incontri in montagna che cambiano la vita. E si ascolta, grazie alla lettura di Andrea Pierdicca (la fortuna inestimabile di viaggiare con un attore!) la poesia Le mani scritta da Gianfranco.

Le mani. Queste mani così utili che non so mai dove mettere.
Le tratto bene per carità.
Per il lavoro che faccio ritengo di avere delle bellissime mani.
Ma dove metterle quando non lavoro?
Ho provato a lasciarle libere, ciondoloni lungo i fianchi, ma non mi convincono.
Sbattono dappertutto. E poi credo che mi diano un’ aria un po’ troppo orangotanghesca.
Nelle tasche? In quelle posteriori?
Si, ma accentuano un’andatura trasandata, da vecchio vissuto.
Che cammina guardandosi la punta delle scarpe, perché tanto ormai “ha visto già tutto”.
Relegandomi un aria da saggio che non posseggo.
Nelle tasche anteriori?
Forse, ma non tutte le tasche dei miei pantaloni mi fanno stare comodo.
I pantaloni neri di velluto a coste decisamente sì, ma i jeans, no. Mai.
Questo stupido dubbio mi assilla.
Non so decidermi.
È meglio se torno a tagliare il bosco, a lavorare.
Guardo cadere una pianta davanti a me e penso:
“L’albero più difficile da abbattere, è sempre quello che è più in equilibrio. Non si sa mai da che parte andrà a cadere.”
Improvvisamente capisco dov’è che devo mettere le mani!
Ovunque sia necessario per rimanere in equilibrio.
Per cercare di evitare di ricadere ancora.
Viaggio Tra Terra e Cielo prosegue: prossime mete Pratale e Fabriano. Avanti tutta!