Radici nel cielo: la riscoperta della terra tra musica e poesia

24 Maggio 2016 su IL CAMBIAMENTO

Tutto è cominciato con un mese on the road in furgone per incontrare nei loro luoghi contadini biologici, allevatori, artigiani, ricercatori scientifici, medici, professori universitari. È il progetto Radici nel cielo, ricerca e produzione artistica sul senso di appartenenza alla terra e alla comunità, realizzato a partire dagli incontri con chi fa agricoltura biologica.

Tutto questo è stato ripreso per realizzare una web story che racconta ogni tappa compiuta, un film documentario e uno spettacolo teatrale. A realizzare tutto questo un gruppo di professionisti che ci crede profondamente. Un viaggio di oltre quattromila chilometri, ventisei tappe, più di settanta persone intervistate ma il progetto è molto di più ed è in continua evoluzione. Ce lo racconta Andrea Pierdicca, portavoce del gruppo.

Da dove nasce Radici nel Cielo?

Nel mio percorso di attore di teatro inizialmente ho fatto teatro di prosa. A un certo punto, però, ho iniziato a dedicarmi al teatro di narrazione. Con alcuni compagni di viaggio è iniziata un’amicizia e una collaborazione artistica. Sono uscito dai teatri ufficiali e ho iniziato a occuparmi di teatro civile. Abbiamo portato in giro per l’Italia spettacoli che narravano storie sull’inquinamento ambientale da parte di industrie chimiche, sull’agricoltura convenzionale, l’impiego di sostanze chimiche nelle coltivazioni, la scomparsa graduale della biodiversità, il ruolo in particolare delle api. Durante questo percorso abbiamo realizzato anche video, il primo è stato “Il viaggio del fiume rubato” (2013) e poi “La zappa sui piedi”(2014). Si tratta di fare il teatro fuori dai teatri come facevano gli antichi contastorie che giravano per le città e per i paesi raccontando le storie in modo libero e indipendente per far comprendere alla gente realtà che non conoscevano. Questo andare in giro per l’Italia ha creato negli anni una serie di reti e di conoscenze oltre alla scoperta di territori e realtà rurali. “Il viaggio del fiume rubato” nasce da un primo spettacolo itinerante (Il racconto del fiume rubato: la storia dell’ACNA di Cengio) proprio come video che racconta il teatro fuori dai teatri, poi con il secondo lavoro teatrale (Il cantico delle api) abbiamo iniziato anche ad incontrare e quindi intervistare i contadini. In questo modo è nato “La zappa sui piedi”, un video itinerante di narrazione e musica tra agricoltura, api e pesticidi. Ufficialmente Radici nel cielo è nata nel settembre 2015, quando siamo partiti con il tour per il nuovo film-documentario attraversando l’Italia in furgone e contemporaneamente abbiamo creato il sito wwwradicinelcielo.it. Da questo viaggio è nata una Web Story gia online e ora stiamo lavorando per il nuovo documentario e il nuovo spettacolo teatrale. Anche se il gruppo parte ufficialmente a settembre 2015 in realtà nasce da un cammino di circa 10 anni.

Eravate già una compagnia o hai iniziato da solo?

Ho iniziato da solo come attore di prosa nel 2003 poi è arrivato l’incontro e l’amicizia con Alessandro Hellmann ( autore), Federico Canibus ( tecnico-musicista), e da li cammin facendo, km dopo km, anno dopo anno, si è formato un vero e proprio gruppo di lavoro. All’oggi siamo: Antonio Tancredi (regista), Enzo Monteverde (musicista), Nicolò Vivarelli ( video maker), Valentina Gasperini ( comunicazione web), Andrea Lilli (consulente scientifico), Tina Belluscio (P.M.P.), Cristina Rodocanachi (medico ambientalista), Michele Marinangeli presidente della cooperativa che funge da campo base, ed infine io che coordino il progetto oltre a fare l’attore. Ciascuno di noi ha messo in gioco la propria professionalità e attraverso un intreccio di competenze diverse: teatro, musica, scrittura, video, comunicazione, scienza e altro ancora, pian piano si è formato il gruppo di Radici nel cielo.

Cosa fate?

Teatro civile e videomaking documentaristico. Elaboriamo percorsi di ricerca e spettacolo sull’etica e il senso di appartenenza alla terra e alla comunità umana. Facciamo narrazione orale e comunicazione multimediale accogliendo i saperi e le abilità di professionisti diversi, con un metodo di lavoro aperto alle collaborazioni. La nostra base operativa è la Tenuta di San Cassiano (Fabriano) ma, proprio Radici, i suoi membri vivono sparsi e lavorano uniti, disseminati tra monti appenninici e città.

Quali sono i vostri obiettivi?

La ricerca di umanità. Un gruppo che si spende con passione per realizzare un sentire comune. Si tratta di un percorso totalmente indipendente. Ciascuno di noi si mette in gioco in prima persona anche economicamente. Non abbiamo enti, associazioni, fondazioni o altro alle spalle. Il nostro gruppo per ora si autofinanzia. Amici che credono in questo viaggio indipendente ci sostengono e ora stiamo lavorando per attivare un crowdfunding, ovvero sostegni economici di chi condivide e crede in quello che facciamo. Alla base condividiamo un’idea di appartenenza alla natura e all’umanità. Questa idea, in realtà, ce l’hanno in molti e, se ci si mette insieme e si collabora, allora diventa una realtà. Un nostro obiettivo è ad esempio informare sulla realtà delle produzioni intensive, sull’uso indiscriminato di pesticidi e sulle conseguenze ambientali e sulla salute umana di queste sostanze, dimostrare che esistono realtà agricole alternative e possibili oltre a quelle dannose e contraddittorie appartenenti all’agroindustria. Esiste un altro modo di Essere-Umani.

Ci spieghi meglio questa idea?

L’idea è di stare insieme è di non competere l’uno con l’altro per fare carriera. L’idea è di collaborare e mettersi a disposizione per fare chiarezza, mettere a disposizione le nostre capacità tecniche, artistiche e culturali per informare su qualcosa che riguarda tutti come il rapporto tra l’uomo e la natura. L’idea è quella di unire e non dividere, di chiarire e non confondere. L’idea è mettere in discussione un sistema economico che ha portato non solo alla crisi economica e ambientale ma anche alla crisi e allo smarrimento individuale spirituale e morale, alla mancanza di relazioni e a profonde solitudini, un mondo virtuale che ha grandissime potenzialità ma che ha anche fatto grandi danni senza la libertà critica del pensiero. Abbiamo fatto migliaia di chilometri per andar a parlare con i contadini, con le persone che hanno conservato un contatto con la terra e con la natura, quelli che ancora sanno fare e poi anche con ricercatori e professori universitari, medici, nutrizionisti, per capire e per fare un incontro interdisciplinare con persone che hanno esperienza o una preparazione culturale nel loro campo. Attraverso questi incontri si prova a far chiarezza e a ricostruire i pezzi mancanti per meglio comprendere l’oggi. Abbiamo gli antenati, per esempio. Gli antenati sono quelle persone che hanno già parlato di queste cose in passato ma poi sono stati dimenticati: Lao Tse, Shakespeare, Seneca, Giono, Tolstoi e altri che sono andati in profondità e che hanno parlato di queste cose. Avevano parlato di appartenenza, appartenenza tra terra e cielo ma anche tra essere umano ed essere umano.

Come vi sostenete? Il pubblico paga un biglietto per vedere i vostri spettacoli?

Pratichiamo l’on e l’off come si direbbe oggi in un linguaggio di sintesi. Detto meglio significa che andiamo nei teatri dove la gente paga normalmente un biglietto per vedere i nostri spettacoli e contemporaneamente però, siamo usciti dai teatri e giriamo per campagne, aie, fienili, chiese, sinagoghe, paesi, attraversando tutta l’Italia. Ci rifacciamo, come dicevo, alla tradizione dei contastorie che girano e raccontano ovunque, che scendono dal palco per raccontare tra la gente (una vera e propria ricerca popolare), e alla fine col cappello accolgono una libera offerta dal pubblico presente. Da una parte collaboriamo con le strutture teatrali istituzionali e dall’altra usciamo all’aperto per incontrare le persone che a teatro magari non ci andrebbero. Cosi facendo si riesce meglio a ritrovare la spontaneità e condividere i saperi.

Riuscite a vivere di questo?

Riusciamo a vivere ognuno del nostro lavoro, ad esempio io come attore vivo di collaborazioni con teatri ufficiali, seminari di recitazione, letture recitate, eccetera, e nello stesso tempo metto a disposizione la mia arte e il mio sapere per il progetto collettivo di Radici nel cielo. Così fanno gli altri: Antonio è un regista di teatro che fa spettacoli e collabora con diverse realtà teatrali. E così fanno anche gli altri componenti del gruppo. Ognuno fa il suo percorso professionale in cui include anche questo progetto di viaggio in comune.

Come fare per conoscere le date dei vostri spettacoli in giro per l’Italia?

Sul nostro sito Radicinelcielo.it sono pubblicate tutte le date. Nei prossimi mesi saremo nelle Marche e, poi, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Lombardia ecc.. sia con i nostri spettacoli on-the-road come Il cantico delle api e le Letture Recitate in Musica, sia con la proiezione dei video come La zappa sui piedi sia con collaborazioni artistiche ufficiali come quella con gli Yoyo Mundi per lo spettacolo teatrale de La solitudine dell’ape (il 21 giugno saremo al Teatro Franco Parenti di Milano).

Qual è la reazione del pubblico ai vostri spettacoli?

Sia nei teatri convenzionali che nelle campagne o nei paesini (in cui magari la gente che viene ad ascoltarci non va normalmente a teatro) la reazione è sempre la stessa: si passa una o due ore insieme in cui attraverso il teatro si riflette, si collegano i fili, si comprendono cose che magari non si sapevano, oppure si sapevano in maniera confusa. Le persone poi vengono a parlarci alla fine dello spettacolo per condividere le loro esperienze, e la cosa più bella è che si riconoscono in ciò che vedono e ascoltano. Cerchiamo di dare strumenti per comprendere con semplicità ciò che sembra complicato e le persone son contente di questo. E’ un’occasione per dialogare con gli altri, di essere parte attiva della comunità. Nei nostri lavori c’è informazione, cultura, ironia, poesia, racconto, dramma, denuncia, ma soprattutto una ricerca profonda di appartenenza.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Creare nuove collaborazioni, conoscere e diffondere le nuove realtà che incontriamo lungo il percorso, e intanto stiamo montando il film documentario e scrivendo il nuovo spettacolo teatrale. Per il film stiamo cercando una casa di distribuzione mentre per lo spettacolo siamo già in collaborazione con un teatro. In entrambi i lavori cerchiamo di mettere insieme le voci di oggi e le voci del passato cercando di chiarire quali sono i meccanismi che stanno facendo fare corto circuito all”oggi su cose fondamentali e che riguardano tutti come ad esempio ciò che viene coltivato e quindi ciò che mangiamo. Il tema dell’agricoltura contadina (e non dell’agricoltura industriale) e della vita contadina è sempre stato considerato come qualcosa di cui non occuparsi, da tenere ai margini, da denigrare. Mentre invece il contadino è un portatore sano di valori, colui che ha conservato la relazione profonda tra l’uomo e la terra e la custodisce, conosce la natura e la rispetta. E’ necessario ridare valore e dignità alla campagna perché da questa parte la cultura, la salute, l’economia, le relazioni, la comunità, il concetto di appartenenza e, quindi, il benessere delle persone.