Nel frattempo cosa c’è?

  Pratale – Gubbio, 8 Ottobre 2015

Arriviamo a Pratale che è un pomeriggio nuvoloso e tiepido. Lasciata la Toscana alle spalle, è la montagna di Gubbio quella in cui ci troviamo per incontrare Etain e Martino.

Insieme vivono della loro terra con buon senso etico e pratico, nella casa che hanno ideato e costruito con l’impegno comune degli amici. Intorno ci sono ulivi, vigne, l’orto e gli animali, gli affezionati cavalli bianchi e gli asini ingordi di noci.
Parlano di ricerca delle proprie radici, di rapporti forti di vicinato, di ascolto del territorio, di emancipazione e autodeterminazione. Spiegano, dando voce ad una lunga esperienza di vita, che entrare in sintonia con l’ambiente circostante è un percorso interiore senza fine, e non per questo meno appagante.

Ridiamo parecchio, con Etain che possiede la qualità di intessere le storie più intense con le più buffe, senza mai perdere il filo. Nei racconti si intrecciano i ricordi del lavoro a Roma con gli aneddoti dei contadini umbri, si pensa all’Inghilterra e si finisce a parlare di bioregionalismi e di scambi culturali con filosofe d’oltreoceano.

Scopriamo verso sera qualcosa di più su Vallingegno, la valle in cui siamo,  e sull’Abazia del Mille che ci sovrasta dal monte di fronte. È sorta sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Genio Silvanus, signore delle foreste e dei campi, Dio selvatico ma sempre al fianco dei contadini. Genio Silvanus, che era rappresentato come un uomo barbuto coperto di vello di pecora, prima dell’avvento della religione cristiana era simbolo della compresenza del Bene e del Male in tutte le cose. Secondo Etain, nei tempi in cui erano vivi questi simboli di unità, anche il rapporto dell’uomo nella natura era più equilibrato, più in sintonia con i tempi e le necessità del mondo vegetale e animale circostante.