Jung dialoga con le api nello show “agricolo”

Pubblicato su Il Corriere della Sera di Milano il 21 febbraio 2016

Jung dialoga con le api nello show "agricolo"Ha una voce potente, ma parla anche con gli occhi e con il corpo, e ieri ha stregato più di trecento persone al teatro Franco Parenti, dove si è chiuso il convegno internazionale dell’associazione biodinamica con Giulia Maria Crespi. Andrea Pierdicca, 40 anni, attore, filosofo e cantastorie, racconta la “rivoluzione agricola che sta prendendo piede e potrebbe cambiare il mondo, se trova la forza e le parole per diffondersi”. Si ritira per studiare in un monastero vicino a Firenze e da lì porta in giro per l’Italia le sue letture in musica. Non solo nei teatri: questo ‘monaco’ sui generis entra declamando nelle fattorie, nelle stalle in mezzo alle campagne, persino dentro le caverne. Il nuovo progetto suo e del musicista Enzo Monteverde, ‘Viaggio tra terra e cielo’, ancora in itinere, canta storie di agricoltori, boscaioli e allevatori virtuosi, e li mette in dialogo coi grandi del passato. “Alcuni letterati, poeti, scienziati o artisti, molti anni fa, avevano colto il senso profondo della vita, e cioè il rapporto che lega l’uomo alla natura”, spiega il medico ambientalista Cristina Rodocanachi, che supporta il lavoro di Pierdicca. Sant’Agostino scambia idee con un apicultore, Jung con un allevatore di pecore. “Sarà un grande affresco, una storia popolare – spiega lui -. E’ pronta la web story, presto saranno completati il documentario per il cinema e la drammaturgia teatrale” (radicinelcielo.it il sito, ndr). Il suo messaggio potrebbe essere scambiato per retorica, e invece è il contrario: “La sostenibilità di un modello di vita diverso, che rende felici e salva il pianeta, è testimoniata da molti. Gli investitori, oggi, iniziano a   concentrarsi più sulla terra che sulla finanza”. Il rischio è di trasformare il ritorno verso l’agricoltura e la terra in una nuova speculazione, però. E i suoi spettacoli sono un accorato appello, affinché questo non succeda. Il primo, anni fa, era stato ‘Il fiume rubato’, sul processo di industrializzazione in Val Bormida che ha portato al “funerale di un corso d’acqua”. Poi è stata la volta della ‘Solitudine dell’ape’: la moria degli insetti o delle rane, dei pipistrelli e delle lucciole, uccisi dai pesticidi usati in agricoltura, è un simbolo potente per lanciare l’allarme: “Il pianeta è in pericolo, bisogna dirlo a gran voce”. Anche se – chiude Andrea in un pezzo del suo spettacolo citando Minima ruralia di Massimo Angelini – “oggi non è facile parlare di un’agricoltura che non cura la terra, ma la consuma e ne fa steppa, per dare spazio a monocolture sempre più sterili e più costose, per tutti”.

 

ELISABETTA ANDREIS