Di figliolo in figliolo

  Val di Cecina – Pisa, 8 Ottobre 2015

Il 5 ottobre arriviamo da Irio, capostipite di una storica famiglia contadina della Val Cecina, ad oggi arrivata alla quarta generazione di presenza sul campo, perseverante e ostinata! 100 ettari di terreno, in parte boschivo (per la legna), seminativo per il foraggio, e poi pecore, cavalli per continuare la tradizione dei butteri, vacche Chianine, olio, vino e ortaggi per la casata, e certo, cani e gatti.

Una realtà agricola dal sapore antico, di quelle che al mattino si svegliano all’alba per andare a dar da mangiare alle bestie e poi alle 08.00 si ritrovano in dieci, dodici persone a colazione. Una tavolata imbandita di salumi, formaggi, pane fatto in casa, olio bòno, vino rosso,  dolci e caffè! Da Irio si comincia sempre così, tutti i giorni, insieme sin dal mattino. Se ti trovi a passar di lì non ti preoccupare che c’è un posto che ti aspetta, non ti lasciano andar via se prima non ti sei seduto a tavola con loro…e lo fanno per davvero, non tanto per dire. La condivisione e l’accoglienza sembrano non esser state mai intaccate dalla diffidenza e dall’isolamento dei tempi moderni.

Irio ci racconta la storia della sua famiglia, del nonno, del padre, quella dei tempi della guerra, della miseria vissuta aspramente sulla propria pelle, la storia di una campagna che non ti rende ricco ma dove non manca mai da mangiare, per nessuno, e dove quello che serve per vivere ce l’hai sempre. Poi la fatica e l’ostinazione a non mollare mai, a non farsi sedurre e corrompere dal mercato agroindustriale, dalle false promesse di una produzione abbondante con poca fatica. Quella della famiglia di Irio è un’economia locale, ben radicata sul territorio, resistente e di qualità.

Entriamo nella stalla con lui e le bestie le chiama per nome, una per una, e dice che gli basta vederle da lontano per capire se qualcuna sta poco bene. Ne conosce il carattere e l’indole, le sa far stare tutte insieme, a volte separando la più attaccabrighe o isolando per qualche giorno quella più nervosa. Ai vitellini che non son stati svezzati dalla mamma per un problema di salute, lui fa da balia, con il biberon. Nei suoi occhi vedi tutta la fatica fatta dai suoi padri e poi continuata da lui, e contemporaneamente c’è la luce di quella comprensione e generosità di chi ha saputo superare il disincanto e le difficoltà senza farsi portar via mai neanche una goccia di tenerezza.

La fertilità della terra la si vede spesso negli occhi di chi la coltiva.