Apicoltura sociale

  Novi Ligure – Alessandria, 4 Ottobre 2015

Dai monti che circondano la costa genovese, il Viaggio riparte per tornare un’ultima volta in Piemonte. A Novi Ligure, in provincia di Alessandria, ci aspettano Mara Alacqua e Francesco Panella, Presidente di Unaapi – Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani.

Sta calando il sole del 29 settembre quando incontriamo Mara e Ismain, inizialmente timidi davanti alla telecamera ma desiderosi di raccontarci il progetto di apicoltura sociale e urbana Bee My Job (qui il link al loro blog).

L’obiettivo del progetto è creare opportunità di formazione professionale e inserimento lavorativo per richiedenti asilo e rifugiati. Da più di un anno questa esperienza è non solo un’occasione per i ragazzi che arrivano in Italia ma anche un modo concreto per operare sul territorio promuovendo l’inclusione.
Come raccontano Mara e Ismain, non è affatto semplice comunicare alla cittadinanza chi sono i richiedenti asilo e i rifugiati, chiarire da quali situazioni di conflitto ed estremo disagio provengono e per quali ragioni si trovano in Piemonte, senza scadere al contempo nel pietismo e nella drammatizzazione.

Per fortuna ci pensa l’apicoltura: lavorando, sperimentando e mettendosi in gioco grazie alle associazioni apistiche che sostengono Bee My Job, i ragazzi non solo apprendono un mestiere ma migliorano la conoscenza della lingua italiana, conoscono la nostra cultura, trovano sollievo, stringono nuovi rapporti…vivono meglio. E nell’imparare a gestire le api e il rischio di punture, forse imparano anche a gestire gli incivili e il “rischio di razzismo”!

È stato interessante dialogare sulle opportunità e le difficoltà di condurre un progetto sociale così articolato, in cui entrano in gioco diverse forze sociali e politiche da coordinare con attenzione e cura. Con Mara il vivo confronto, che ci ha trascinati fino all’ora di cena!, ha permesso di condividere impressioni e osservazioni critiche sui mutamenti che coinvolgono la nostra piccola parte di Occidente, e non solo.

Discorrendo di coscienza ecologica e delle possibilità di modellare in maniera propositiva le arene sociali in cui si decidono i destini delle persone e dell’ambiente, abbiamo tirato insieme i fili sottili che legano l’apicoltura ai diritti civili, il territorio alle categorie dell’appartenenza, della solidarietà, dell’impiego e della dignità umana.