Andrea Pierdicca, un entusiasta con i piedi per terra

pubblicato da Alessandria1 il 27 Maggio, 2017 su CQ24 Alessandria

 

Novello Diogene, Andrea Pierdicca ha sostituito la lanterna con telecamera e chitarra e insieme con Enzo Monteverde è partito per il suo viaggio, non alla ricerca dell’uomo ma alla conquista di un nuovo modo di rapportarsi con la Madre Terra e con la natura.
Ha fatto tappa anche ad Alessandria, venerdì scorso ospite della Vineria Mezzolitro di Via Milano, dove Monica ne condivide idee, progetti ed entusiasmo.
Questo viaggio Andrea lo sta affrontando forte di una grande preparazione, sia sotto il punto di vista del pensiero sia da quello artistico. Da sempre “curioso del pensiero”, Andrea Pierdicca ha affrontato studi universitari di filosofia e, al fine di soddisfare l’altra propria grande passione, ha studiato recitazione al Teatro Stabile di Genova, divenendo interprete di opere classiche del teatro di prosa. Un giorno, spettatore di Paolini e del suo coinvolgente e appassionato racconto sul disastro del Vajont, la fulminazione: nasce in lui il grande entusiasmo per il teatro di narrazione. Il tema da trattare non gli manca, è di estrema attualità: il disastro ambientale provocato dall’Acna di Cengio, deleterio per la Valle Bormida.
Inizia da qui la sua esperienza di propositore di un “teatro dei cantastorie”.
“Il fiume rubato”, l’opera con cui inizia il suo personale viaggio nell’Italia alla ricerca di un nuovo rapporto con l’ambiente, segna anche l’inizio della sua volontà di portare il teatro fuori dai teatri, coinvolgendo piazze, vie, cascine, parchi, per cantare le gesta d’amore verso la terra, emulo dei “troubadeurs” provenzali.
Un’esperienza che piace a lui e a quanti ne incrociano il percorso. Il successo dell’iniziativa ne stimola la voglia di proseguire nella strada intrapresa. Nascono così “La solitudine dell’ape” e “La zappa sui piedi”, opere che sono testimonianze di appartenenza a un mondo che rischiamo di perdere e la cui perdita rappresenterebbe una vera e propria catastrofe. E allora lui continua, con Enzo e con altri collaboratori, a incontrare un’Italia bella, di cui nessuno parla. Nasce così la sua ultima proposta, uno studio agri-culturale (interessante il parallelo cultura/coltura, che nasce dalla stessa radice semantica) dal titolo “Con i piedi per terra”, che verrà presentata nei prossimi giorni a Torino e che, proprio ad Alessandria, ha avuto un primo gustosissimo assaggio.
“Si tratta – racconta Andrea – di un viaggio tra terra e cielo, un progetto nato alcuni anni fa per persone che vogliono avere un rapporto leale con la terra, gente schietta che sa parlare e raccontarsi in maniera sincera. Un viaggio che tende a farci comprendere da dove veniamo. Con i racconti sulle api abbiamo fatto capire come questi piccoli, indispensabili insetti trasportino parole d’amore da un fiore all’altro, con questa nuova esperienza ci rendiamo conto di affrontare il Golia delle multinazionali, pur essendo dei piccoli Davide. Viaggiamo in direzione ostinata e contraria ma abbiamo un grande alleato: la natura.”
Tante e belle le testimonianze raccolte, entrate a far parte di questo lavoro: da quella del dottor Hubert, medico di Exilles, che ricorda come “la tutela della salute nuoccia gravemente all’economia”; a quella di Claudio Porrini, professore universitario bolognese, che parla di mancanza di cultura: “Nel Medioevo si coltivavano settemila specie, oggi poco più di trecento: si punta sulle vaste estensioni, alla faccia della qualità”; da quella di Giulia Maria Crespi, presidentessa onoraria del FAI, che invita a “conoscere, vivere e annusare la terra”; a quello di Ilenia, 21enne entusiasta, che torna dal mercato con un grande sorriso felice; per finire con Lorenzo, che a chi gli chieda perché fare tanta fatica per produrre un pomodoro quando ne potrebbe produrre cinque volte di più con meno fatica, risponde: “Perché il mio pomodoro ha il sapore della mia terra!”
Il viaggio di Andrea è appena cominciato. Qualcuno lo definisce un’utopia, lui non ha dubbi: “E’ più reale la mia utopia di questa realtà in cui viviamo, che è follia!”
Buon viaggio.